L’Albero di Natale: il simbolo più magico delle feste

Dalle tradizioni precristiane alla sua diffusione globale, scopriamo insieme i segreti dell’oggetto più iconico e stiloso del Natale.

di Berthina von Fliesen

Opulento, discreto, monocromatico, multicolor, di design, tradizionale, ecologico, sintetico… ma che Natale è senza Albero di Natale?

Proprio in questi ultimi giorni, come vuole la tradizione, almeno in Italia, tra il 6 (San Nicola), il 7 (Sant’Ambrogio) e l’8 dicembre (Immacolata Concezione), nelle nostre case si va ad allestire il simbolo per eccellenza del Natale che, nell’immaginario collettivo globale si è imposto come oggetto di cultura di massa superando persino il Presepe.

Sì, perché se a quest’ultimo, salvo rare e spesso importanti eccezioni, è riservata la calda intimità domestica, l’Albero di Natale moltiplica la sua presenza decorando giardini pubblici e privati, piazze, luoghi di ritrovo, uffici, androni di palazzi, vetrine e centri commerciali in un tripudio di lucine colorate e decorazioni.

Ma come è nata questa tradizione? 

Vediamo di scoprirlo insieme.

Innanzi tutto occorre tener presente che l’albero di Natale, generalmente è una conifera, un sempreverde, un rappresentante di quel gruppo di alberi che hanno evoluto la capacità di conservare la parte fogliare (in questo caso gli aghi) anche durante la stagione fredda quando tutte le altre piante si spogliano.

Questa capacità di mantenersi vivo in un periodo in cui il resto della natura sembra addormentato deve aver inspirato i primi uomini delle popolazioni europee che certamente hanno ravvisato in questo potere una qualche virtù sacra o un attributo divino.
Peraltro in tutte le culture antiche vi sono piante e alberi consacrati a questa o quella potenza spirituale.

Di qui la tradizione di addobbare con oggetti votivi, nastri e fili di tessuto colorato i rami dell’abete rosso e dell’abete bianco durante i giorni che precedono il solstizio d’inverno, data particolarmente significativa che simboleggia il ritorno della Luce e la promessa (ancora molto distante, però), della Primavera.

Anche i Romani pare usassero decorare con rami d’abete le loro case durante le Calenda di dicembre, i cosiddetti Saturnalia (caratterizzati da feste e banchetti e dallo scambio di auguri e di doni).

Successivamente, con la progressiva cristianizzazione d’Europa, la nuova religione si sovrappose al sostrato delle tradizioni pagane precedenti, recuperando in chiave cristologica le vecchie usanze ed ecco, ad esempio, lo spinoso agrifoglio diventare simbolo della corona di spine (con tanto di gocce di sangue rappresentate dalle bacche mature della pianta) e l’archetipo dell’Albero sacro delle popolazioni celte e germaniche trasformarsi da oggetto di culto pagano in un’immagine positiva che rimanda, di volta in volta, alla Croce, all’Albero della Vita, all’Albero del Paradiso Terrestre di biblica memoria.

Già nelle regioni del Nord Europa, tra il finire del ‘400 e il 1500, cominciano ad apparire i primi alberi di Natale eretti nelle piazze, addobbati con frutta fresca e secca attorno ai quali festeggiare con giochi e danze e tra il XVII e il XVIII secolo (almeno sempre in area tedesca) l’albero di Natale è ormai attestato all’interno delle case illuminato da candeline.



La sua diffusione a sud del Reno si fa risalire addirittura al Congresso di Vienna (1º novembre 1814 – 9 giugno 1815) e, come avvenuto in precedenza per il consumo del tè, grazie al desiderio di emulare le abitudini curiose introdotte dai nobili europei di origine nordica.

Non a caso, l’input mediatico maggiore arriverà durante il regno della Regina Vittoria (anni dal 1837 al 1901) allorquando il marito, principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha introduce a corte la tradizione tedesca dell’Albero di Natale.

Cronaca mondana, stampa, e la diffusione della fotografia, accanto alla nascente industria della comunicazione pubblicitaria fanno il resto al punto che, in Italia, è la regina Margherita di Savoia (prima regina consorte d’Italia) che fa addobbare un albero di Natale al Palazzo del Quirinale.

Tuttavia, se già ai primi del ‘900 l’Albero di Natale è ampiamente diffuso nei Paesi di lingua inglese, per quanto riguarda il nostro, profondamente legato alla tradizione del Presepe, occorrerà aspettare ancora parecchio affinché la moda dell’albero esca dalle case signorili e borghesi per arrivare in tutti i soggiorni.

Dagli anni del boom in poi l’albero di Natale è ormai un elemento irrinunciabile del decoro natalizio, un’opportunità che ha dato vita ad un vero e proprio segmento commerciale mondiale nella produzione di decorazioni, luci ed effetti ottici e musicali, senza contare la produzione degli alberi stessi, sia quelli sintetici, sia quelli appositamente coltivati; un volume d’affari globale che genera un flusso di denaro veramente incredibile.

In quanto vero e proprio status symbol, poi, l’albero di Natale è divenuto un vero e proprio “biglietto da vista” non solo per le case nelle quali si allestisce, ma anche e soprattutto per le città che, a livello mondiale, fanno a gara per erigere ed addobbare l’albero di più bello e più simpatico: a Roma come a Londra, a New York come a Washington in un fantastico giro del mondo natalizio e colorato.


E per le nostre case?
La decorazione dichiara lo stile della padrona di casa: l’Albero di Natale perfetto deve accordarsi con l’arredo, con i colori dominanti dell’ambiente nel quale si imporrà nelle prossime settimane. L’eccesso multicolor va dosato con garbo, così come la ridondanza di giochi di luce e di effetti musicali elettronici può risultare un inutile sovraccarico (oltre che fonte di stress per gli ospiti).

Ricordarsi che l’albero di Natale dovrebbe essere una presenza amica, famigliare che si accompagna a luci soffuse, serenità, candele e profumi dolci e che i nostri sensi sono già iper stimolati da luci e suoni per 364 giorni l’anno…

Anche la scelta dei decori dovrebbe tener conto non solo dell’impatto scenografico, ma anche dei materiali utilizzati che dovrebbero vibrare in completa armonia con il resto della casa; tanto più se l’albero è posizionato all’interno della sala da pranzo ove la ricerca di un tutt’uno con l’allestimento della tavola delle feste è un imperativo.
In caso contrario si rischia uno stacco brutale considerando che il passo tra chic e kitsch è sempre troppo breve.

Dolcetti profumati di zenzero e cannella fatti in casa (magari con la complicità dei più piccoli), ninnoli in cristallo o in legno, moderne decorazioni in materiale plastico o vecchie palline in vetro soffiato direttamente dalla soffitta della nonna… l’importante è dosare con senso del gusto ricercando più una raffinata discrezione che la volontà di stupire a tutti i costi.

E adesso spazio alla fantasia e alla creatività.

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