Body positivity: non chiamateli “difetti”

di Glenda Oddi

I mass media ci bombardano di immagini di donne bellissime ogni giorno, che sono però davvero molto distanti da quello che è il reale e naturale aspetto del corpo femminile. Il risultato è un senso di insoddisfazione largamente diffuso tra le donne verso se stesse e il proprio corpo. Viviamo in una società in cui vengono presentati rigidi e inarrivabili canoni di bellezza che vengono per giunta proposti come obbiettivi da raggiungere …ma per soddisfare chi? Se la risposta sarà “gli altri, per piacere di più” c’è davvero molto da lavorare su noi stesse. Il movimento della “body positivity” spinge ogni donna a accettare ed amare il proprio corpo senza fare paragoni, perché questo ci svilisce ed inoltre è privo di senso, dato che ognuno ha una personale e unica fisicità. L’elemento fondamentale è comprendere che quelli che sono da noi etichettati come difetti, sono in realtà peculiarità del nostro corpo, è grazie ad essi che ci distinguiamo dalla massa e siamo uniche. In secondo luogo bisogna chiedersi “è questo difetto che mi fa sentire insicura o vedo questo difetto come qualcosa di enorme perché sono insicura?”. Spesso piccole imperfezioni vengono viste come peggiori di quello che sono perché divengono catalizzatrici di una insicurezza di fondo che caratterizza la nostra personalità. Cominciamo quindi cambiando i termini e iniziando a vedere le cose per quello che sono, mettendo al bando suggestioni e paure: smettiamo di usare la parola “difetti” e sostituiamola con “caratteristiche personali”. Inoltre è fondamentale porre l’autoaccettazione e l’amore verso noi stesse al di sopra di qualsiasi aspettativa sociale. Ci accorgeremo, quando avremo fatto questo che sarà a quel punto anche più facile accettare gli altri e ci renderemo contro che l’imperfezione appartiene a tutti perché è una condizione naturale di vita.

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