Calligrafia: l’arte della bella scrittura che fa bene alla mente e all’anima

Alla scoperta dei benefici psicofisici dell’esercizio della scrittura a mano; per recuperare il senso del bello e della manualità nella comunicazione.

In un’epoca che ha fatto della digitazione la principale attività motoria e nella quale il rapporto primario con la scrittura a mano è quasi relegato alla sola attività scolastica, parlare di calligrafia sembra anacronistico e totalmente al di fuori della realtà.

Ma è veramente così?

La parola che definisce la “bella scrittura” (dall’unione dei termini greci antichi καλòς – calòs “bello” e γραφία – graphìa “scrittura”) ha un sapore antico e, per taluni, quasi amaro e nostalgico; ricordi di vecchi racconti di una scuola fredda dove alunni intirizziti riempivano pagine di asticelle cerchietti ed uncini in attesa del severo giudizio del Maestro di turno pronto alla lode e altrettanto lesto alla bacchettata.

Già, perché, sino alla diffusione della “macchina da scrivere”, prima, e dei programmi di videoscrittura per PC, poi, avere una bella grafia era prima di tutto un vanto personale oltre che un ottimo biglietto da visita per professioni impiegatizie.

Tuttavia, si sa, il passato, almeno in certe forme, tende a ritornare ed allora ecco che il piacere lasciare sul foglio tratti squisiti – oltre che estremamente leggibili – è tornato ad essere elemento distintivo, originale e, perché no, frutto di grande piacere personale.

Da qualche anno (ma Associazioni e Circoli culturali nel mondo hanno sempre mantenuto verde la pianta della calligrafia), si assiste ad un revival nella pratica calligrafica; si pubblicano libri e manuali, si moltiplicano i corsi ed i laboratori; occasioni speciali ed eventi sociali richiedono ed investono nella scelta charmante di un prodotto distintivo e di qualità come un invito, una partecipazione, una locandina scritti a mano.

Nelle Marche, fra le colline di Recanati (MC) è persino attivo un moderno Scriptorium – Laboratorio di Scrittura e arte amanuense costruito in base a regole antiche dal Maestro Malleus (al secolo: Enrico Ragni) che vanta committenze nazionali ed internazionali più che prestigiose nella produzione di pergamene, diplomi e altre meraviglie dove l’arte dello scrivere si fonde con la fantasia pittorica delle decorazioni tutte eseguite a mano.

Perché la calligrafia non è solo un piacere estetico, la bellezza della scrittura in sé, esalta ed impreziosisce i concetti espressi, li magnifica, li amplifica elevando il supporto cartaceo (o membranaceo nel caso della pergamena) a vera e propria opera d’arte: come nel caso degli antichi codici miniati per uso liturgico o i Libri d’Ore della tradizione europea.

Non a caso lo studio del carattere, il moderno lettering, deriva dall’esperienza di secoli di scrittura a mano, condensati dalle esperienze professionali di grafici ante litteram che già nei primi del ‘900 avevano intuito la forza espressiva di forme e colore per comunicare concetti attraverso la composizione dei font e del layout

Nella pratica calligrafica, poi, c’è tutto il piacere della manualità, della creatività associata al fare, della conoscenza e dell’approccio con mezzi e strumenti che arrivano dal passato: inchiostri ferro-gallici di produzione artigianale, inchiostri di nerofumo, chine, calami d’oca, d’istrice (raccolti nei boschi e nei sentieri di campagna senza danneggiare gli animali), di canna, pennini metallici. 

Senza contare il piacere del contatto con la carta nelle sue infinite tonalità di colore, grana, grammatura.

C’è poi un aspetto, nella calligrafia, da non sottovalutare. La pratica della scrittura a mano allena la mente alla riflessione e sviluppa il rapporto pensiero/azione che, nel caso del supporto digitale, viene superato dalla immediata possibilità di correzione.

Non a caso, in alcune scuole dell’infanzia si sta sperimentando l’uso della penna stilografica nell’approccio alla didattica della scrittura con risultati entusiasmanti in termini di risposta da parte dei più piccoli.

Dunque, perché non provare? Basta l’acquisto di un semplice cannello da scrittura e di un pennino “a punta tagliata” che consente di realizzare spessori, filetti, riccioli e “diamanti” tipici delle scritture antiche; un buon manuale o l’opportuna ricerca di tutorial in rete faranno il resto.

Sulle prime sarà come imparare a scrivere di nuovo, ma il piacere della realizzazione sarà il motore che spingerà verso un mondo di forme, colori e armonia, tutto da [ri]scoprire.

Alberto Piastrellini

 

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