IL GIARDINO DELLE ESPERIDI

Il Giardino delle Esperidi è un luogo immaginario della mitologia greca.

Storia del Giardino delle Esperidi

Era un meraviglioso giardino donato a Zeus direttamente da Gea, la dea primordiale che rappresentava la potenza divina del pianeta Terra.

Gea o Gaia era considerata, nella religione e nella mitologia greca, l’origine stessa della vita.

Zeus a sua volta regalò, come dono di nozze, il bellissimo giardino a sua moglie Era, la dea Giunone per i Romani.

In questo giardino si trovava un melo molto particolare: i suoi frutti erano di oro puro e mangiare il frutto significava diventare immortali, di conseguenza a guardia del melo vi erano il drago Ladone e le tre Esperidi.

Il drago Ladone, animale fantastico della mitologia greca, aveva cento teste per sorvegliare i pomi d’oro del melo.

Le tre Esperidi, ninfe figlie di Atlante, secondo alcune versioni invece figlie di Erebo e della Notte, anch’esse sorvegliavano e custodivano il giardino.

Sul loro effettivo numero ci sono discordanze, ma alla fine fu accettato il numero di tre che aveva una valenza esoterica collegata alla triplice dea della Luna come sovrana della morte.

Non si conoscono tutti i nomi delle Esperidi, tranne che di quelle principali che sono: Egle, Eritea ed Esperetusa.

Il giardino delle Esperidi è collegato all’undicesima fatica di Eracle (Ercole per i Romani) cui era stato ordinato di raccogliere tre mele d’oro dall’albero direttamente dal re Euristeo. Fu, infatti, Euristeo che ordinò a Eracle di compiere le dodici imprese straordinarie note come le Fatiche di Eracle.

Per evitare dunque il pericoloso drago Ladone e rubare le tre mele d’oro, Eracle si servi astutamente del titano Atlante. 

In molti racconti mitologici si narrano storie di frutti proibiti da non raccogliere, pena la punizione degli dei o di Dio in persona.

Questi frutti proibiti di solito sono associati alle mele.

Nel libro della Genesi, ad esempio, si narra dell’albero del bene e del male con dei frutti molto particolari: chi li avrebbe mangiati, oltre a vivere per sempre, avrebbe avuto un’immensa conoscenza per distinguere il bene e il male.

Una mela d’oro del giardino delle Esperidi, inoltre, fu la causa del giudizio di Paride, che alla fine portò a una serie di avvenimenti che sfociarono nella guerra di Troia.

Omero nel poema l’Iliade narra le origini di questa famosa guerra.

Il mito del Giardino delle Esperidi in Storia dell’Arte

In pittura spesso è stato spesso rappresentato il soggetto mitologico del furto delle mele d’oro dal Giardino delle Esperidi da parte di Eracle (Ercole).

Il grande artista fiammingo Pieter Paul Rubens ha dipinto Ercole nel Giardino delle Esperidi nel 1638, un grande quadro a olio che si può ammirare a Torino al Museo Galleria Sabauda.

Johann Reinhard von Marées, un pittore tedesco del 1800, ci ha lasciato un trittico del 1884 intitolato Esperidi, dove raffigura le ninfe nude nel loro giardino con spalle il mitico melo dai frutti proibiti.

Il quadro si può ammirare a Monaco di Baviera al Museo Neue Pinakothek.

Edward Coley Burne-Jones, uno dei maggiori rappresentati della corrente Preraffaellita, ha dipinto le tre Esperidi alla maniera delle tre Grazie.

Il quadro datato 1869, intitolato Il Giardino delle Esperidi, raffigura tre giovani ragazze, con lunghe vesti e con i piedi scalzi, esse danzano intorno all’albero delle mele d’oro insieme al drago Ladone, che il pittore rappresenta come un serpente avviluppato all’albero.

Questo quadro si trova in Germania, al Museo d’Arte di Amburgo.

Il quadro più famoso sul Giardino delle Esperidi è quello omonimo di Frederic Leighton, un famoso pittore britannico anch’egli della corrente preraffaellita.

Il quadro del 1892, è un tondo che si può ammirare a Liverpool al Museo Lady Lever Art Gallery; rappresenta tre giovani donne, belle e sensuali accovacciate ai piedi del melo, in compagnia di Ladone, anche qui rappresentato come un grande serpente.

Sullo sfondo, un meraviglioso e rigoglioso melo carico di frutti d’oro.

By Rosa Maria Garofalo

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